Tu sei qui: CronacaRavello, Valanzuolo su dichiarazioni Maffettone: «Se Festival passato era 'malato terminale', questo è morto»
Inserito da (Redazione), mercoledì 28 settembre 2016 11:40:53
Le dichiarazioni rese ieri al Vescovado dal presidente della Fondazione Ravello, Sebastiano Maffettone, hanno alzato un vero e proprio polverone. Alla replica del sindaco di Ravello Salvatore Di Martino, si aggiunge quella dell'ex direttore del Ravello Festival, Stefano Valanzuolo, che pubblichiamo di seguito.
Egregio Direttore,
le recenti esternazioni del Prof. Maffettone dimostrano, una volta di più, quanto sia confuso il presidente della Fondazione Ravello. Il quale, per tentare di difendere il primo Festival della sua era, il più "sfortunato" degli ultimi tredici anni, attacca il lavoro dei predecessori e parla, con esemplari incompetenza ed ignoranza dei fatti, di una manifestazione raccolta allo stadio di "malato terminale".
Attendiamo impazienti i dati consuntivi del Ravello Festival 2016 (da sempre, la Fondazione li elabora e li raccoglie in una pubblicazione molto accurata) ed i doverosi confronti con le precedenti edizioni. Da notizie attendibili, per ora, si sa che l'edizione appena conclusa è costata di più di qualsiasi altra, ha offerto meno spettacoli rispetto alle ultime annate, ha quasi dimezzato le entrate da botteghino rispetto al 2015 (un crollo, per la prima volta dopo 10 anni), ha sensibilmente ridotto il numero degli spettatori paganti, ha vertiginosamente incrementato quello degli omaggi, ha raddoppiato quello delle consulenze professionali, ha battuto ogni record in fatto di uscite per pubblicità a pagamento sui giornali, non ha coinvolto uno straccio di sponsor. Se il Festival passato era un "malato terminale", questo del 2016 è morto, sepolto e in via di decomposizione.
Quanto al discorso delle "produzioni" e delle "agenzie", le idee di Maffettone sono ancora più confuse. Di certo, l'edizione 2016 ha segnato il ritorno in grande stile di alcune prepotenti agenzie musicali un po' emarginate negli anni passati né ha badato a spese, in fatto di cachet; si immagina che qualcuno al Presidente l'abbia detto. E, ad ogni modo, nel 2015, erano stati 15 gli spettacoli in esclusiva e/o in prima italiana: quest'anno, quanti sono?
Mi chiedo, poi, se le "produzioni" di cui parla Maffettone siano da intendersi come tali in termini ministeriali. Ossia, le contribuzioni sono state interamente a carico della Fondazione Ravello? Altrimenti si dovrebbe parlare di "prime" o, al limite, di "commissioni". E non sarebbe certo una rivoluzione. Infine, le "produzioni" hanno senso solo laddove si sia in grado, successivamente, di farle circuitare; se muoiono sul posto, persino in un posto bello come Villa Rufolo, rappresentano uno spreco di denaro, non essendo ammortizzabili.
Dopo il chiaro fallimento del Festival 2016 - testimoniato dai numeri, dalla risposta di pubblico, dal ritorno mediatico - chiunque, in un paese normale, si metterebbe in discussione e farebbe pure un passo indietro, evitando di dire sciocchezze, sia pure apprese da altri, o di esigere i complimenti per un flop conclamato. In un paese normale, appunto.
Stefano Valanzuolo
Fonte: Ravello Notizie
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