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Aeronautica svedese dona a Comune di Scala immagini inedite sciagura del Monte Carro [FOTO]

Sindaco Mansi: «Dovremo incorniciare tutto e immaginare lo spazio idoneo per l’esposizione di questi documenti che testimoniano il coraggio e soprattutto lo straordinario senso dell’altruismo del nostro popolo»

Inserito da (redazionelda), mercoledì 14 marzo 2018 12:13:12

Un regalo prezioso e inaspettato è giunto a Scala. Dopo la solenne commemorazione delle vittime del Monte Carro, il 18 novembre scorso, il capitano di fregata Fredrik H D Peedu, addetto militare dell'ambasciata svedese a Roma con l'assistente Liselott Schweitz Felici sono tornati ieri mattina nella città del Castagno.

Scopo della "missione", consegnare nelle mani del sindaco Luigi Mansi, a nome del capo dell'aeronautica svedese, il generale di divisione Mats Helgesson, tutto il materiale fotografico e documentale utilizzato per l'allestimento, presso l'ambasciata di Svezia a Roma, della mostra per le celebrazioni del 70esimo anniversario della sciagura aerea del Monte Carro che il 18 novembre del 1947 costò la vita a 21 giovani ufficiali dell'aviazione svedese. Nel plico i cartonati di immagini inedite: da quelle terrificanti della carcassa del Bristol Freighter, a quelle emozionanti dei primi soccorsi operati dai buoni pastori di Scala, a quelle strazianti delle bare poste al centro del Duomo di San Lorenzo e poi trasportate a bordo di carri militari su via Largo Monastero. E poi le riproduzioni dei ritagli dei giornali dell'epoca con la mappa della rotta dell'aereo proveniente dall'Egitto e il tabellone con i nomi dei 21 caduti e i tabelloni esplicativi con testi in svedese e italiano (SCORRI PHOTOGALLERY IN BASSO) .

«È più giusto che rimangano qui - ha detto al sindaco Liselott Schweitz Felici, oramai cittadina acquisita di Scala -. È un ulteriore segno della nostra amicizia dopo ciò che avete fatto per noi settant'anni fa e anche in occasione della commemorazione. Qui nessuno ha dimenticato ed è importante che si lasci una traccia di ciò che è successo anche alle nuove generazioni».

Un gesto che il sindaco Mansi e il suo vice Ivana Bottone hanno apprezzata. Già immaginata una mostra permanente in una sorta di "spazio del ricordo".

«Dovremo incorniciare tutto e immaginare lo spazio idoneo per l'esposizione di questi documenti che testimoniano il coraggio e soprattutto lo straordinario senso dell'altruismo del nostro popolo, di cui i nostri giovani dovranno continuare ad essere fieri» ha annunciato il primo cittadino.

Prima di lasciare Scala, dopo il pranzo al Zì 'Ntonio, la delegazione svedese - che ha annunciato un presto ritorno - è stata omaggiata dell'oro giallo della Costiera Amalfitana, regalo sempre apprezzato.

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LA STORIA

Era il 18 di novembre del 1947. La seconda guerra mondiale si era conclusa da circa due anni ma in quella sera buia e tempestosa d'autunno, un forte boato scosse la quiete di Scala. A causa di una fittissima nebbia mista a pioggia, un velivolo dell'Aeronautica Svedese si schiantò sul monte Carro, una cima dei Monti Lattari.

A bordo dell'aeromobile c'erano ventuno giovani ufficiali scandinavi oltre ai quattro componenti dell'equipaggio stavano rientrando in patria dopo aver consegnato ad Addis Abeba sedici cacciabombardieri Saab B-17 acquistati dal governo etiope in Svezia.

"In volo sulla rotta per Roma- raccontò Gaetano Afeltra (Corriere della sera, 20.11.1997) nel rievocare quella tragedia cinquant'anni dopo -il Bristol Freighter, di fabbricazione inglese, dopo aver fatto scalo a Catania per rifornirsi di carburante, mentre si dirigeva all'aeroporto di Ciampino(era decollato dall'aeroporto siciliano alle 14:28 ndr)ebbe un guasto al motore. Sulla costa tirrenica imperversava il maltempo. Erano da poco passate le quattro del pomeriggio quando l'aereo sorvolò Amalfi a bassissima quota, con un rombo sinistro. L'apparecchio, che veniva dal mare, doveva essere alla ricerca di un atterraggio di fortuna. [...] Calava la sera, dal mare avanzavano nuvole nere. Nel cielo saettavano lampi a cui seguiva il fragore e il terrore dei tuoni. Sui monti la pioggia scioglieva la nebbia in foschia".

 

La sciagura fu certamente provocata dalle cattive condizioni atmosferiche, che dovettero indurre il pilota a un estremo tentativo di atterraggio sull'altopiano di Santa Maria dei Monti. E invece andò a schiantarsi contro la parete del monte Carro. Sul posto accorsero subito pastori e guardie campestri presenti nella zona. Egidio Maniglia, Gabriele Manzi, Raffaele Bottone, Luca Bottone, Ferdinando Bottone, Alfonso Bottone, Andrea Mansi, Pasquale Mansi, Nicola Giordano, Lorenzo Giordano, Nicola Pagano e Lorenzo Oliva; questi gli eroi che tra la pioggia e il freddo tirarono fuori dai rottami i corpi degli "angeli biondi", prestando le prime cure ai tre superstiti a cui venne dato asilo a nel rifugio di Santa Maria dei Monti.

Per il grosso dei soccorsi si dovette attendere il giorno seguente, quando, alle luci dell'alba, le dimensioni del disastro si palesarono in tutta la loro gravità.

Sui sentieri aspri della montagna ci fu un via vai di gente che si prodigò nel ricomporre le salme, nel trasportarle a valle dove furono allineate nella ex cattedrale di San Lorenzo. Per i sopravvissuti si costruirono barelle di fortuna utilizzando tronchi e rami di frassino, legati con fili di salice, e materiale vario trovato tra i rottami, come coperte e pregiate pelli di tigre o animali esotici acquistate in Egitto.

Fu raccolto, e consegnato ai carabinieri, tutto ciò che s'era potuto recuperare, documenti, portafogli, orologi, fedi nuziali, compreso il contenuto di una cassaforte, apertasi nell'impatto, con gioielli e banconote.

Un vero tesoro. La popolazione di Scala diede un esempio di civismo che fu molto apprezzato dal governo e dal popolo svedese."Le salme- scriveva ancora Afeltra -,fin quando non furono consegnate ai militari svedesi per essere rimpatriate, non furono mai sole. A vegliare gli sfortunati piloti c'era una specie di guardia d'onore di semplici cittadini del luogo, la maggior parte contadini e pastori e, ai piedi dei morti, un carabiniere. Vegliavano anche le donne con il rosario in mano: e quelle preghiere cattoliche per dei ragazzi protestanti avevano una sacralità suggestiva e una purezza di dolore che trasformavano per una notte quella gioventù straniera in gente nata e vissuta a Scala".

La sciagura, la più grave subita dall'Aviazione Militare Svedese, commosse non poco l'intera Nazione scandinava ma al tempo stesso la legò per sempre alla città di Scala. L'anno successivo infatti, il popolo svedese costituì, in favore del Comune di Scala, un fondo dell'importo di un milione di vecchie lire (una cospicua somma per l'epoca) per la costruzione di un edificio destinato all'accoglienza, alla cura, all'educazione e alla formazione dei figli dei "Pastori Buoni di Scala".

La città del castagno ricorda questo disgraziato evento presso il "Giardino della Memoria" dov'è collocato il cippo dai colori di Svezia, sul quale sono segnati i nomi dei ventuno "Aquilotti del nord":

Cap. Anderson Nils Einar, Cap. Atlestam Erik Lennart, Cap. Aulen Gustaf Einar Hildebrand, Cap. Bengtzon Bengtr Ragnar, Cap. Carlsson Dan Georg Vincent, Cap. Feldt Stig Gusten, Cap. Franden Torsten Olof, Cap. Hammenfors Gosta, Cap. Holm Nils Oskar, Cap. Landgren Bengt Magnus, Cap. Menotti Bo, Cap. Olsson Per Elis Lennart, Cap. Fehrson Sven Olof, Cap. Rapper Olof Gothe, Cap. Robertson MacRobert Walter, Cap. Thelner Per Gustaf Sixsten, Cap. Tillberg Sien Sigurd, Cap. Wallin Carl Johan, Cap. Westdhal Johan Eskil, Cap. Wange Axel Inguar, Cap. Agren Sven Arvid.

Fonte: Il Vescovado

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