Tu sei qui: AttualitàRavello, Mariella Avino su CorSera: «Raccontare la Grande Bellezza, cominciando dalle realtà familiari»
Inserito da (redazionelda), martedì 1 settembre 2020 08:46:09
Territorio, autenticità e bellezza sono le tre «parole d'ordine» di Mariella Avino, managing director e proprietaria di Palazzo Avino, hotel di lusso di Ravello nella sede dello storico Palazzo Sasso. Parole a cui va aggiunta — pur se può sembrare in contrasto con il lusso di questa struttura di Ravello — anche «semplicità». «E ciò che ha sempre contraddistinto l'Italia: offrire una esperienza unica indipendentemente dalla categoria dell'albergo — dice la Avino a Maria Silvia Sacchi in un'intervista per le pagine economiche della Corriere della Sera —. E oggi più che mai — anche a causa della situazione psicologica in cui tutto il mondo si trova, e che sta affrontando — noi come tutte le strutture italiane ripartiremo dalle cose semplici».
Che significa trovare «una nuova connessione con la natura, con luoghi autentici, con tutte quelle tradizioni che l'Italia può vantare nelle sue diverse regioni». Non significa fare una campagna di rebranding del Paese che passi dai localismi (che hanno fatto tanto male al turismo italiano, con delegazioni di singole piccole città in giro per il mondo senza una strategia nazionale, ndr) quanto invece «il riconoscimento delle tante eccellenze che il nostro Paese ha da Nord a Sud, un bagaglio unico di sapori, profumi, storie». Ai turisti del mondo va, dunque, mandato «un messaggio positivo». Che enfatizzi, per esempio, l'ospitalità italiana: «Abbiamo una tradizione di ospitalità e di arte nell'accoglienza che è considerata tra le più ridenti al mondo, grazie alla nostra calorosità, gestualità, disponibilità, non a caso tra i turisti più assidui ci sono gli americani, non gli unici ad apprezzarla», spiega l'imprenditrice nel box di centro pagina, la numero 13 dell'edizione di ieri, in mezzo alle interviste di Patrizio Bertelli (Prada) e Oscar Farinetti (Eataly).
«Non possiamo fermarci ma è fondamentale che questa risalita, perché sia reale e credibile, si fondi su pilastri saldi. Perla mia esperienza, il racconto deve necessariamente ripartire dal Dna del nostro tessuto imprenditoriale. Partendo dalle realtà a conduzione familiare, che negli anni, sia attraverso le strutture alberghiere, sia attraverso servizi connessi alla ristorazione, hanno popolato e animato destinazioni e luoghi, costituendo un volano per l'economia a monte e a valle». In poche parole, una campagna che nei 26 Paesi del mondo individuati dal governo per portare il nome dell'Italia «riesca più che mai è trasmettere la nostra "Grande Bellezza" e la passione che mettiamo nel nostro lavoro».
Fonte: Il Vescovado
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