Tu sei qui: Storia e StorieL'esempio dei greci per iniziare al meglio il nuovo anno
Inserito da (PNo Editorial Board), giovedì 5 gennaio 2023 08:30:05
Di Lorenzo Imperato
L'inizio dell'anno nuovo segna in ciascuno di noi un profondo dissidio interiore: da un lato tutte le aspettative personali e comunitarie, dall'altra la paura di non riuscire a realizzare i progetti che ognuno di noi nella propria vita si prefigge non appena si volta pagina. Dopo gli auguri, i brindisi vari, le abbondanti cene di fine anno, a cui hanno seguito i lunghi festeggiamenti nelle piazze, nei locali e,in forma più ridotta, nelle singole case, è tempo di riprendere il cammino verso le sfide che il nuovo anno ci porrà dinanzi. La storia, come ricordava Manzoni, è una guerra contro il tempo, quindi ciascuno di noi, è chiamato a lottare contro lo scorrere del tempo per scrivere la propria storia, e raccontarla, come ricorda Anna Comnena nella prefazione dell'Alexiade, è un valido argine contro il fluire del tempo stesso. Ognuno porta con sé i ricordi più belli dell'anno passato e le speranze più floride per quello nuovo. Proprio la speranza, in greco ελπίς (Elpìs), era considerata dal popolo ellenico l'ultima dea, l'unico valore imperituro da conservare per tutta la vita. L'ελπίς era infatti, secondo la mitologia di Esiodo, che lo racconta nelle "Opere e i giorni" l'unico dono rimasto rinchiuso nel vaso di Pandora, il più prezioso. Per i greci era quindi fondamentale conservare la speranza sempre, per evitare di soccombere al male della vita. La speranza era il contraltare di tutti i mali, rimasta lì, rinchiusa, silenziosa, dono prezioso per l'umanità altrimenti sconfitta. Occorrerà anche una buona dose di fortuna, in greco Τύχη (Tyche), dea della fortuna ma anche della sfortuna, che per i greci si alternavano in un' inspiegabile rotazione infinita, grazie ad una forza misteriosa, che in età ellenistica venne ribattezzata anch'essa con il nome di τύχη.
Nel nostro bagaglio di viaggio non può mancare la τλημοσύνη (tlemosùne), che letteralmente si trova tradotta con il termine tenacia, ma in realtà, come sostengono illustri grecisti quali il prof. Luciano Canfora e la prof.ssa Paola Ingrosso, essa indica qualcosa di più profondo. Era intesa come la capacità di sopportare virilmente il dolore, di piangere per ciò che ci addolora, ma di non lasciarsi mai sconfiggere da esso. Era, in ottica stoica, la sopportazione di tutti i mali e le fatiche esistenziali, con la sicurezza che tutto concorre al bene. Spesso questo sostantivo si accompagnava all'aggettivo paziente, o con il sostantivo pazienza, che i greci chiamavano καρτερία e stava ad indicare proprio la facoltà di armarsi di pazienza dinanzi alle sfide quotidiane della vita.
Infine, un altro grande valore da tenere sempre con noi, ed in dosi generose, è la φιλαυτία (filautìa, ossia "amor proprio"), che in origine rappresentava un difetto per i greci, ma in età ellenistica venne concettualizzata come una necessità umana, come indica Aristotele nella sua opera "Etica Nicomachea ", in cui spiega, che amare se stessi significa avere maggiori possibilità di sopravvivere lungo il duro percorso esistenziale e, inoltre, continua Aristotele, dall'amor proprio deriva una maggiore predisposizione ad amare gli altri.
L'anno nuovo, in conclusione, porterà nelle nostre vite nuove sfide, nuove emozioni, da affrontare e vivere insieme, perché crescere non è mai uno sforzo singolo, sotto la sapiente guida di coloro che ci hanno preceduto e ci hanno donato un immenso patrimonio umano di cui possiamo e dobbiamo fare tesoro per essere più felici, o semplicemente, più consapevoli!
Fonte: Il Vescovado
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